Come riconoscere un pellet di qualità

Come riconoscere e scegliere il pellet di alta qualità 

Acquistare una stufa, una termostufa o una caldaia a pellet, è solo il primo passo che vi porterà verso un sistema di riscaldamento ecologico. Infatti il processo potrà dirsi realmente completo quando avrete le idee ben chiare su quale pellet scegliere.

Una questione molto complessa perché la produzione di pellet è da sempre un argomento controverso a causa della presenza di numerose tipologie sul mercato. Per questo motivo abbiamo deciso di realizzare una guida sulla scelta del miglior pellet.

Rendersi conto di quali siano le fasce qualitative di pellet presenti sul mercato non è molto semplice, sicuramente in pochi minuti e in un mare magnum di possibilità, riusciamo a capire se ci troviamo di fronte ad un combustibile pessimo o di buona qualità, ma le sottili differenze che si trovano nella fascia media non sono sempre chiare, per questo dobbiamo fare molta attenzione quando scegliamo il pellet per la nostra stufa o la nostra caldaia.

Innanzitutto dobbiamo sapere che i produttori di pellet non possono venderlo in confezioni anonime: la provenienza deve essere sempre indicata, così come la composizione, inoltre la vendita del prodotto sfuso è assolutamente vietata

In seconda istanza, bisogna fare attenzione alla composizione, in particolare alla quantità di segatura nel sacchetto: la segatura nel sacchetto è indice di bassa qualità: un pellet che si sfalda troppo è stato prodotto con uno standard basso e dunque renderà meno una volta bruciato

Le certificazioni del pellet alta qualità

Scegliere il giusto combustibile non è solo importante ai fini della sostenibilità ambientale dell’impianto di riscaldamento, ma assicura anche la longevità della stufa e ne minimizza la manutenzione ordinaria. 

Che cosa s’intende in senso stretto per pellet di qualità? Parliamo di quel materiale che, grazie a un processo sostenibile e attento di produzione, realizza il giusto compromesso tra qualità, ceneri residue e umidità prodotta.

La prima cosa da sapere quando ci si approccia all’acquisto del pellet è che deve necessariamente essere certificato En Plus. Senza il logo di questa certificazione sul sacchetto, non è possibile avere la certezza che i dati di provenienza del materiale siano veritieri. Pertanto, non sono solo le indicazioni testuali o le altre specifiche tecniche indicate sulla confezione a rendere un prodotto di alta qualità, ma è obbligatorio verificare il logo della certificazione. 

Dopo aver effettuato un’iniziale scrematura di tutti i prodotti che non riportano il logo EN Plus, è necessario sapere che ci sono 2 fattori principali per capire se ci troviamo di fronte ad un pellet dagli standard qualitativi elevati:

  1. durata del pellet a parità di ore di accensione della stufa
  2. residuo della cenere rilasciata nella camera di combustione della stufa 

Ovviamente queste due considerazioni possono effettuarsi solo con la sperimentazione, considerando che un sacchetto di pellet pesa 15 kg e che con pellet certificato EN Plus A1, il residuo massimo di cenere consentito all'interno della stufa è uguale, o minore, allo 0,7%, (circa 0,1 kg, o meglio 100 grammi di cenere). 

Il pellet di qualità inferiore invece può produrre circa 220 grammi di residuo di cenere una volta finito il sacchetto. 

Come già accennato, la certificazione En Plus è fondamentale, per questo motivo consigliamo di verificare la lista dei produttori italiani sul sito dell’Ente, così da sapere chi può effettivamente rilasciare la certificazione. 

Un altro fattore molto importante relativo all’identificazione del pellet di qualità riguarda i sacchetti su cui viene riportata una sigla (al di sotto del logo En Plus). Questa individua il produttore o lo stabilimento di insacchettamento del pellet, anch’essa presente sul portale e avere il certificato in corso di validità. 

Rispondendo a tutte queste indicazioni, il pellet avrà le caratteristiche necessarie per essere definito combustibile di qualità

Per comprendere al meglio se il materiale che stiamo usando per riscaldare i nostri ambienti sia quello corretto, dobbiamo fare specifiche considerazioni sulle abitudini e sull’utilizzo che ognuno di noi adotta sul proprio impianto di riscaldamento a pellet:

  • dimensionamento della stufa in base ai volumi da riscaldare 
  • resa termica del pellet
  • temperatura media che si desidera negli ambienti

Inoltre è opportuno indicare che un pellet troppo economico non sarà sicuramente certificato, in quanto l’attenta filiera dell'identificazione e della produzione di questo prodotto ha costi molto elevati che non verrebbero ripagati da un prezzo finale basso.

Classificazione certificata del pellet

Infine, per poter assumere una decisione consapevole e sostenibile nell'acquisto del pellet della nostra stufa, dobbiamo conoscere la classificazione del combustibile in base al materiale con cui è stato prodotto:

  • Classe A1: è il pellet di qualità migliore. La percentuale di ceneri si aggira massimo attorno allo 0,7%,
  • Classe A2: è pellet di qualità media, con una percentuale di ceneri attorno all'1,5%,
  • Classe B: è il pellet di qualità più basso, non deputato all’uso domestico. La percentuale massima di ceneri è del 3,5%, dello standard ENPlus.

Le tre classi si distinguono anche per il tipo di legname ammesso nella loro produzione (solo tronchi per l’A1, tronchi e alberi senza radici per l’A2, legname di foresta per la B).

In nessun caso è presente del legname trattato chimicamente: questo è molto importante perché, nel caso in cui ci si imbattesse in pellet che presenta scarti di legno verniciato o incollato, l’acquisto è sconsigliato.

Conservazione del pellet

L’analisi fatta a monte per poter scegliere il miglior pellet per il nostro riscaldamento è il primo importante passo, ma perchè il combustibile naturale mantenga le sue proprietà anche una volta arrivato a casa, è fondamentale che le confezioni vengano conservazione con cura, evitando luoghi umidi. 

Un fattore che potrebbe minare alla qualità del pellet infatti è proprio l’umidità che, se assorbita, andrebbe ad inficiare il potere calorifero del nostro combustibile naturale. 


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Scritto da Gruppo San Marco

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